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venerdì 15 novembre 2013

NAPOLI, VIETATO BERE E CUCINARE PERCHÉ L'ACQUA È CONTAMINATA


Lo rivela uno studio della Marina militare statunitense che è stato condotto tra il 2009 e il 2011 ed è costato trenta milioni di euro. Lo ha pubblicato il settimanale Espresso. Il Comune smentisce. Ma il rapporto è in mano alle autorità italiane da tempo.

Vietato bere, cucinare, fare il ghiaccio e anche lavarsi i denti con l'acqua che sgorga dai rubinetti di Napoli e Caserta. L'allarme è stato lanciato dal comando della Us Navy del capoluogo campano: "Le acque sono contaminate in quasi tutta la Regione", dicono.
La prova è contenuta nello studio della Marina militare statunitense che è stato condotto tra il 2009 e il 2011 ed è costato trenta milioni di euro. Lo ha recuperato il settimanale Espresso in edicola il 15 novembre, con tanto di copertina choc dal titolo Bevi Napoli e poi muori che ha suscitato l'ira delle amministrazioni locali. 

IL COMUNE NEGA LA PERICOLOSITÀ' DELL'ACQUA - Il Comune di Napoli ha precisato come l'acqua erogata in città risulti controllata e potabile, con i dati delle analisi che sono pubblici e consultabili sul sito dell'azienda Abc. La Regione si è detta pronta ad azioni legali e il consigliere regionale del Pse Corrado Gabriele ha annunciato un esposto alla magistratura. Secca la replica di Espresso: "Il rapporto è stato trasmesso mesi fa alle autorità italiane. Pensiamo che far finta di niente, prendersela con chi fa informazione, invece che con chi dovrebbe impedire il traffico di rifiuti tossici, può solo peggiorare la vita di chi vive in quelle zone".

GLI ESAMI SULLE BASI AMERICANE - Gli esami americani sono stati compiuti su acqua, aria e terreno, in un'area di mille chilometri quadrati, con riferimento a 543 case e 10 basi statunitensi. I rischi per la salute sarebbero legati innanzitutto all'acqua e non soltanto nelle zone attorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano, dove i rubinetti attingerebbero da pozzi contaminati. Forti criticità sarebbero presenti, infatti, anche nel 57% degli acquedotti esaminati nel centro di Napoli. Persino la villa nel lussuoso quartiere di Posillipo è stata considerata a rischio e per questo abbandonata.